Devo dirlo subito (anche se mi dispiace, perché il libro me l’ha regalato l’autore stesso): il romanzo non m’è piaciuto. Si avverte, forte, il bisogno di Ulivari di scrivere, quasi un bisogno fisico di riempire le pagine, ma non si avverte l’urgenza di dire qualcosa. I personaggi e le vicende narrate denunciano un quid di programmatico, a cominciare dal nome del “protagonista”, Nemo, di cui fin dall’inizio si descrive l’assenza, (forse) la scomparsa. La trovatina, peraltro non nuovissima, di intitolare ogni capitolo ad un personaggio, che narra in prima persona, non muta il senso del mio discorso. La materia raccontata non sembra peraltro legata al titolo, poiché la vicenda non si caratterizza né per la presenza dell’estate né per l’inizio del millennio. Riflette, però – è vero –, il caos dei tempi che stiamo vivendo e che non sono forieri di buoni auspici per il prosieguo del millennio appena iniziato. In questo senso, il romanzo ha una sua indubbia efficacia, anche soltanto in qualità di testimonianza. Per Ulivari si tratta, purtroppo, (almeno a mio parere) di un passo indietro rispetto a In fuga (2008).
Marguerite Yourcenar, Memorie di Adriano, 1951, pp. 249.
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