Vittorio non ha ancora la malizia dello scrittore di professione e scrive da giovane innamorato, oltre che della vita, di questo potentissimo mezzo che è la scrittura, padroneggiata con notevole abilità, tale da rendere la lettura scorrevole e mai noiosa. Per di più, Vittorio dimostra di essere anche un lettore attento, che sa far tesoro degli autori assimilati e reinterpretati in un suo modo del tutto personale: inMeseta vi sono omaggi espliciti, come quello all'amato Arturo Perez-Reverte, ed altri che risultano da suggestioni e richiami, come potrebbero essere quello a Bukowski (come lo scrittore nato in Germania demistificò il sogno americano, così Vittorio, nel suo piccolo, erode un po' del mito della Madrid orfana della movida anni Ottanta) e al Kerouac di Sulla strada e dei Sotterranei. Ma laMeseta, in quanto paesaggio anche interiore del protagonista, fa venire in mente anche il Sertao descritto da Guimaraes Rosa: si tratta di paesaggi dell'anima, più che di espressioni geografiche. E se il Sertao è quando meno te lo aspetti, anche la Meseta ti aggredisce nei momenti meno opportuni e sembra ritornare in eterno a ricordarti che, dovunque tu sia, lei è sempre là a circondarti con la sua solitudine.
E poi, però, esistono i luoghi della memoria, e Vittorio ce lo ricorda in alcuni passaggi - come quando il protagonista torna a casa per la prima volta - che fanno comprendere come, per quanto belle siano Madrid, la Spagna, Siviglia, i tramonti sull'Oceano, la mamma (e non è un richiamo retorico), la casa, il tuo paese continuano a rappresentare i valori primari che ti richiamano sempre a sé. Rappresentano i luoghi fisici e della mente che, per usare il linguaggio caro a Vittorio, sono i più grandi di tutti. Anche per i giovani "erasmiani".
Nessun commento:
Posta un commento