Non posso, nel mio piccolo, dire molto altro sul poema, se non ripetere quanto scrisse Borges a proposito della Divina Commedia, cioè che l'Orlando furioso «è un piacere di cui nessuno dovrebbe privarsi».
In effetti, i paladini e i guerrieri saraceni sono dei veri supereroi: di un coraggio e di una forza smisurati, disposti a dare la vita per preservare il loro onore. L'eroe eponimo Orlando, l'onestissimo Ruggiero, Rodomonte e Gradasso passati in
proverbio sono i superuomini capaci di capovolgere le sorti di una guerra con la loro sola presenza. Ma il cavaliere che meglio mi sembra riassumere in sé lo spirito del poema è il paladino Astolfo, figlio del re d'Inghilterra: non è il più coraggioso né il più forte di tutti, ma ha sete d'avventura e una grande fortuna. A un certo punto, infatti, si trova tra le mani un'armatura fatata, l'ippogrifo, l'anello magico e il corno incantato. E' lui che sbroglia molte matasse intricate dal poeta, non ultime la guerra per l'assedio di Parigi (collocata in un passato astorico) e il recupero del senno d'Orlando, finito sulla Luna.L'importanza del poema ariostesco fu chiara a tutti fin dal tempo della sua pubblicazione, tanto che, quando seppe di essere stato tralasciato, mentre tantissimi intellettuali italiani erano stati citati dall'Ariosto a conclusione delFurioso, l'iroso Niccolò Machiavelli così commentò in una lettera all'Alamanni del 1517: «...veramente el poema è bello tutto, e in di molti luoghi è mirabile. Se si truova costì, raccomandantemi a lui, e ditegli che io mi dolgo solo che, avendo ricordato tanti poeti, che m'abbi lasciato indreto come un cazzo».
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