Pier Paolo Pasolini, Ragazzi di vita (1955).
In Ragazzi di vita, a fare le veci del protagonista unico c'è il Riccetto, che comunque una maturazione, nel corso degli eventi, la subisce: pur essendo ancora il ragazzo generoso che si tuffò nel fiume per salvare una rondine, alla fine non ripete ilò gesto per salvare un ragazzino che pure conosce, perché ormai ha trovato un lavoro e si è integrato, e capisce che "gettarsi a fiume lì sotto il ponte voleva proprio dire esser stanchi della vita".
Con questa rapsodia del proletariato romano, Pasolini porta avanti la sua descrizione e analisi di un "volgo disperso" senza un minimo di speranza, colmo di slanci di generosità e cadute nella turpitudine, e sul quale incombe inesorabile un destino di tragedia.
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