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giovedì 18 maggio 2023

Via Fratelli Rosselli

 


A pensarci bene mi piace la Via Fratelli Rosselli, Martiri della Libertà, già Via delle Ripe.

Mi piace soprattutto sulla sera, quando come da una terrazza si vede in lontananza il sole che tramonta sul mare.

Però mi piace anche verso l'ora di pranzo, quando tutti sono già chiusi in casa a mangiare e io, in ritardo, vado a piedi a casa dei miei genitori.

Mi piaceva quando era una strada sterrata, più Via delle Ripe che strada intestata alla memoria dei martiri della libertà, e io ci camminavo con le mie scarpe invecchiate da giorno lavorativo.

Non mi piacevano, tuttavia, le pozzanghere formate dalle piogge e preferisco, tutto sommato, il ruvido asfalto delimitato da un cordolo di cemento.

Mi piacciono i tombini di ghisa applicati in corrispondenza delle case, popolari o nuove che siano, a testimoniare che anche una piccola vecchia strada di campagna è diventata estrema propaggine – e non la peggiore – della nostra inciviltà.

Mi piacciono le acacie che delimitano il ciglio della strada dalla scarpata sotto la quale sorge la casa dove stava la Carlina, mitico luogo dove la mia nonna minacciava di buttarmi i giocattoli che lasciavo in disordine per la casa.

Mi piace quella via dei fratelli martiri della libertà, perché dal primo all'ultimo giorno che ci ho vissuto sono passati venticinque anni, almeno trenta centimetri di statura, la mia vita.

domenica 7 marzo 2021

Giorgio Puia

In questi giorni su Facebook circola una di quelle “catene” per cui un utente pubblica un'immagine, chiedendo ad uno dei suoi amici di fare altrettanto, senza accompagnare quell'immagine con un testo, senza dare alcuna spiegazione oltre quella contenuta nella presentazione. Altre volte erano state le copertine di un disco o di un libro, questa volta è l'immagine di un calciatore che ha condizionato il sentimento dell'utente “nominato” verso il mondo del calcio.

Voglio provare a farlo anch'io qui, però fornendo qualche parola di spiegazione.


Giorgio Puia (Gorizia, 8/3/1938). Può sorprendere che uno juventino inizi la lista dei calciatori più influenti della vita con un difensore del Torino, la rivale cittadina. La casualità del tifo, peraltro, è stata ben raccontata da Nick Hornby in Febbre a 90°: se avessi potuto scegliere a 14 anni (o più tardi), difficilmente, penso, avrei scelto la Juve. Probabilmente avrei optato per una squadra toscana o per una qualsiasi outsider (escluderei una milanese, perché non ho mai nutrito simpatia molta per il capoluogo lombardo) e mi sarei forse unito alla moltitudine rancorosa che regolarmente evidenzia i favoritismi veri o presunti per la Juve. Quella di Giorgio Puia, credo, è stata la prima figurina che mi è capitata tra le mani. Non sapevo ancora leggere e per la verità il ricordo di quella figurina mi è stato tramandato negli anni più dalla mia mamma e dalla mia nonna che dalla mia stessa memoria. Gioggiopuia (come lo pronunciavo secondo i racconti familiari), calciatore del Toro – la squadra dal grande cuore – mi ricorda da sempre che, accanto alla grande tecnica dei miei eroi bianconeri, sul campo servono anche il carattere, la grinta, la voglia di vincere.